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“Per una donna fare la maestra era forse il lavoro più giusto”:  i ricordi della maestra Maria Grazia Fazzi

Editore:
Dipartimento di Formazione, Lingue, Intercultura, Letteratura e Psicologia dell'Università degli Studi di Firenze
Luogo di pubblicazione:
Via Laura, n. 48, 50121, Firenze (Italia)
Codice ISSN:
2785-440X
Autore della scheda:
DOI:
10.53221/624
Scheda compilata da:
MONICA DATI
Pubblicato il:
26/10/2021
Nome e cognome dell'intervistatore:
Simone Neri
Nome e cognome dell'intervistato:
Maria Grazia Fazzi
Anno di presa di servizio dell'intervistato:
1973
Categoria dell'intervistato:
Insegnante
Livello scolastico:
Scuola primaria
Categoria professionale dell'intervistato:
Insegnante scuola elementare
Data di registrazione dell'intervista:
9 dicembre 2019
Regione:
Toscana

siamo in compagnia di maria grazia la maestra della scuola elementare utilizzato per definire quel percorso di studi che va dai 6 ai 10 anni di età dei bambini è nata ad arezzo una città e una provincia che non ha mai abbandonato ecco rompiamo un po il ghiaccio ci può dire la sua data di nascita il periodo in cui ha insegnato allora il seno nata il 3 giugno del 1941 ho insegnato diciamo da di ruolo dal 1973 sono entrate ruolo fino al 90 però anticipatamente al 73 ho fatto un sacco di supplenze in vari paesini della nostra provincia come è nato il desiderio di insegnare quali motivazioni l'hanno spinta a fare l'insegnante mah sai quando si studiava per una donna a fare la maestra era forse il lavoro più più giusto che si poteva fare maestra lato innanzitutto un fratello più grande di me di 16 anni che stabiliva quello che dovevo fare in pratica dopo la quinta elementare deve fare l'esame d'ammissione e dopo l'esame di ammissione farà le medie e poi dopo man filato né nelle magistrali perché era poi il percorso più corto quattro anni e ho messo trovata anche se non avevo mai forse pensato di dover andare a insegnare però dopo mi è piaciuto se entrata a fare queste prime supplenze poi via via nel frattempo se come non c'erano siccome non c'erano concorsi ho aperto il negozio di giocattoli per tre anni pur di fare qualcosa poi nel 73 ho vinto questo concorso è entrata qual è stato il suo percorso di studi quali sono state le materie che le piacevano di più studiare e insegnare e quelle dove ha ottenuto maggiori soddisfazioni a me piaceva più di tutti insegnare l'italiano la storia materie letterarie praticamente ecco però anche quelle scientifiche aritmetica allora si chiamava rim etica geometria scienza in modo particolare anche mi piaceva tantissimo se poi i nostri tempi si faceva di tutto è maestra unica si insegnava a tutte le materie praticamente ecco rimaniamo sempre in questo ambito prima di entrare di ruolo ha fatto delle supplenze che ricordi ha di quelle di quei momenti tremendi perché se partiva la mattina per posti sconosciuti addirittura all'ultimo momento ci chiamavano mi accompagnava al marito quando ero sposata e per due tre giorni magari trovavo 34 bambini soltanto imposti cini proprio alla fine del mondo ecco supplenze proprio un po lungo le ho avute magari negli ultimi anni quando mi avvicinavo al ruolo praticamente insomma anche qualcuna coin città ma più che mai tutte lontane ecco perché c'erano i pulmini allora che portavano i bambini nel centro più grande e quindi se doveva andare noi insegnanti a raggiungere il posto lontano la raffinata per esempio palazzo del pero teso sono stata anche come si chiamavano proposti anzi lontanissimo insomma ecco lontani sperduti sperduti per entrare di ruolo ha partecipato a un concorso per cattedra si ricorda come era strutturato se doveva fare una prova scritta un tema di pedagogia e poi dopo se ieri sera ammessi all'orale sapeva diverse materie pedagogia filosofia psicologia italiano la distrazione di un libro per l'infanzia lei è il signor atto prima della riforma quindi era una cosiddetta maestra unica che ricordo ha di questa esperienza è poi difficoltoso però se faceva una specie di orario interno fra di noi lunedì si portava avanti magari l'italiano nella seconda parte della mattinata o storia geografia il martedì rim etica o geometria e poi dopo le materie scientifiche il sabato si faceva religione e ginnastica io avevo specialmente al castelluccio una stanza che era libera e se faceva un po di ginnastica sera il tempo bello li portavo fuori praticamente giocavano e si arrangiavano poi dopo anche da senza un eco queste ragazzine tutte le mattine invece che a dire la preghiera e li facevo cantare se cantava quella canzone dolce sentire come nel mio cuore che tratta da un film e mi sembra di san francesco si si divertivano ste bambini l'avevano imparata così bene se cantava quella lì al posto della preghiera insomma che era una cosa un pochettino più meccanica ecco e cantavano quali erano le principali difficoltà i punti di forza che ha riscontrato alle volte ti trovavi in difficoltà io ho avuto due bambini fortemente handicappati uno l'altro un po meno e gestire insomma tutta la situazione aveva poi quarta e quinta questo è la piave san giovanni quando fatto poi quattranni lassù insomma era un po complicato dico la verità aveva una maestra d'appoggio che mi dava una mano se tirava va anche un po set veniva un pochettino più trascurato i bambini che potevano andare avanti ancora di più quelli in gamba di dare un compito è stabile tra quelli un pochettino più in difficoltà e in modo particolare anche a questi bambini che avevano tanto bisogno ecco io voto anche quello il problema parliamo adesso degli istituti dove ha prestato servizio erano ubicati nella città di arezzo o anche nelle frazioni o comuni della comincia un anno intero l'ho fatto qui ad arezzo a cappuccini la verso villa severi aveva una quarta elementare mero supplenti allora aveva un incarico annuale poi dopo girato praticamente un po fatto il valdarno sono stata per gene valdarno sono stata pieve a presciano due anni poi ho fatto il casentino sono stata due anni a quota sotto il pratomagno e li abitavo perché avevo la bambina più piccola e mi avevano dato una stanza al comune di poppi dove poter abitare con l'uso di cucina e ci siamo trasferiti il dono più grande col marito scendeva un arezzo tutte le mattine perché marco era già in prima media e io abitavo lassù ritornavano il pomeriggio e se abitava a tutti su zoom e sono stati due anni stupendi meravigliosi veramente avevo il primo anno avevo soltanto quattro bambini uno faceva la prima elementare e la mia figliola che aveva 5 anni e mezzo la mattina si metteva seduta nel banchino accanto a questo di prima imparato a leggere a scrivere con lui poi avevo un bambino di seconda una bambina di quarta è una bambina di quinta e sono stata e ciò è insomma siete deve destreggiare epo per potere dei bambini più grandi che affidavano compito spiegare magari 23 pagine di storia questo io li potevi spiegare i soldi della geometria quel che è poi dopo st vigna e tra quello piccolino che doveva imparare a leggere ea scrivere a quello di seconda doveva fare il pensierino con me insomma bisognava destreggiarsi un po così ma comunque sono stata molto bene la somma hanno voluto bene tutti anche paesani tuttora uno di questi ragazzini quello che faceva la prima elementare aperto sull'albergo in pratomagno proprio in cima ma su è la croce è stata a trovarlo 56 anni fa ma forse anche sette come mai visto un abbraccio mi ha fatto fare un frullone lì proprio maestra è una cosa meravigliosa nel suo periodo di insegnamento oltre a vedere varie località ha avuto modo di conoscere e di osservare e varie generazioni di studenti che tipo di alunni ha incontrato quale evoluzione ha riscontrato è io senza ho avuto tanti ragazzi che poi dopo lori seguiti anche poi dopo ma bravi in realtà ho sempre avuto delle classi molto molto molto buone insomma bambini e anche intelligenti che ci potevi lavorare anche bene tutti laureati diplomati sono riusciti anche se vivevano in paesini piccoli perché castellucci alla pieve san giovanni sono paesi piccoli gli ultimi anni gli ultimi 11 anni di scuola co fatto però tutti i ragazzi in gamba tuttora li ritrovo anche a volte e thomas e sono tutte sistemate bene diciamo ecco che effetto le ha fatto in parte civile ha detto insomma rivedere questi ragazzi è una gran gioia è una gran gioia perché ti vedono anche da lontano maestra e ti salutano poi si avvicinano e ti raccontano sono sposate hanno figlioli già grandini alcuni è una cosa bella bella bella segno che qualcosa di buono lasciato insomma ecco anche in questi ragazzi se ancora anno questo entusiasmo quando mi vedono c'è un pensiero comune che vede la provincia più arretrata rispetto alla città in base alla sua esperienza con i bambini e con i genitori di questi ultimi che cosa ci può dire al riguardo c'era realmente un forte divario ma io penso che no non mi è sembrato è poi ho trovato anche i genitori in gamba affabili anche insomma che seguivano anche il mio tipo di insegnamento no non ho provato eco in città insomma è voluta venire a parte quella esperienza prima del ruolo ma mi sono trovata proprio molto bene forse in città sono anche un po troppo esigenti può darsi anche i genitori che pretendono non lo so è con ce l'ho io questa esperienza di aver insegnato proprio alluminio nascita grande torniamo un attimo alla didattica come il primo giorno di scuola non si dimentica mai così anche il primo giorno o meglio i primi giorni di insegnamento che ricordi ha di quei momenti insomma sa il primo giorno c'è un gran batticuore perché non è che ci insegnano a insegnare praticamente ecco noi si studia si fa questi concorsi si entra il ruolo però ti devi adattare date e naturalmente le prime volte primi giorni un pochettino di batticuore c'era poi dopo entri in sintonia con queste creaturine dei porti avanti cerchi di capirli in tutti i loro problemi che possono avere e dopo ti affezioni tanto a me mi chiamavano chioccia forse ma affezionava troppo alti bambini o non lo so il mio modo di fare dicevano caro pioggia praticamente quali strategie didattiche utilizzava in classe è il pomeriggio in casa preparavo cartelloni di tutti i tipi mi aiutavano anche i miei figlioli disegni a non finire con le paroline attaccate ma cercavo di preparare un materiale tale che l'indomani mattina riuscivo insomma tira fuori la lezione e bambini seguivano sempre stata fortunata diciamo da sto punto di vista trovato sempre ragazzini in gamba che studiavano volentieri che si entusiasmavano venivano volentieri a scuola paese si ammalavano volevano venire anche con la febbre sono stati sempre ragazzini bravi quali iniziative collaterali volte hanno infati la mia maestra ad esempio ci portava nel bosco durante le varie fasi delle stagioni e in poi in classe ci faceva di cartelloni le organizzava uscite didattiche e gite scolastiche si si si portavano in passeggiate nel bosco lungo il fiume per insegnargli anche l'orientamento si raccoglieva materiale anche nel bosco per fare cartelloni e poi dopo dentro la scuola i bambini si impegnavano a lavorare come gli piaceva se andava a cercare il materiale per fare tutti i lavori tini di natale da regalare poi ai genitori da mettere sotto l'albero le statuine e faceva tutto poi si facevano le recite anche organizzava al presepio e l'albero di natale e carnevale si vestivano tutti a maschera e ognuno portava qualcosa di dolci a non finire i fiocchi come si chiamano noi quelli di carnevale la pietà così oggi insiste molto su un tipo di didattica che non sia solo nozionistica ma anche pratica la manipolazione era al centro della sua vita si esime manipolavano tanta sensi questi bambini certo non era una cosa astratta e basta adoperavano anche materiale adoperavano i numeri incolore le letterine da mettere anche spostare poi dopo quando dopo sono diventati più grandi magari si poteva fare il mercatino dell'usato anche per far vedere i vari periodi della storia gli strumenti che si adoperavano ai tempi di una volta andavano a fare le interviste ai nonni per farsi raccontare una volta si chiama in classe ne ricordo il celestino la piave san giovanni che ci raccontava e si spiegava la guerra che aveva fatto anche lui i momenti che aveva attraversato i ragazzi appuntavano scrivevano si rielabora ma ecco certo sono creatore di quintane che potevano fare grandi cose però tutta serviva certo i quali materiali utilizzava per la didattica oltre alla cartellonistica e non sarà valida se doprava le tempere si adoperava e le mollette di legno per fare gli oggettini poi è la rafia anche ricordo con i con i rotolini della carta igienica sneza ti si riempirono si faceva partito portatovaglioli per la famiglia insomma tutti i lavoretti nei semplici poesie per bambini per quanto riguarda le valutazioni che i metodi utilizzava oddio se cercava di mettere insieme un po potuto l'apprendimento in modo di esprimersi anche l'intelligenza di questi bambini che riusciva a elaborare di più chi meno poi studiavano anche studiavano volentieri e intervenivano nelle domande che la via uscivano fuori alzano sempre la mano sti ragazzini attivi eco e se dava una valutazione i voti c'erano più se faceva le schede i discorsi sui discorsi per far capire che erano bambini brave bambini insomma sufficientemente dotati anche e via ora è ritornato forse il voto quando si trovava di bambini un po indisciplinati quali metodi di richiamo utilizzava io ho avuto l'ultima gli ultimi due anni ho avuto una prima e una seconda molto molto molto vivace bambini abituati a fare il loro comodo io il primo mese ho dovuto insegnare per metterle in fila per uscire per questa nostra fede montavano addosso di tutti insieme volevano uscire tutte io il primo io il primo e quindi per insegnargli che si va in fila per benino ci ho voluto quasi un mese e per insegnargli anche a mettere la cartina della merenda nel cestino per che mangiavano tutto per terra e ci ha voluto un po erano un po indisciplina una volta avendo il direttore a trovarmi perché ragazzini si ricordo ora che lavoro si faceva non stavano zitti non stavano ma come fa è un po la meglio ogni tanto ne chiappa vo qualcuno magari lo mandava a fare una giratina all'interno del copai scaricati molto ragazzi non meritano tutto bagnato era andata al bagno e sarà innaffiato tutto acqua punizioni di dova no condizioni sono piccini insomma si cercava di fargli capire che così non si fa magari se si usciva che era il tempo bello che aveva dato da fare la mattinata e aveva disturbato dico tutta in classe ecco non esce fuori a giocare con gli altri bambini oppure che so scriveva male perché ne aveva avuto volgersi copy tutto da capo mentre gli altri magari erano lì nel corridoio che si divertivano robinie così ma che che punizione potevi dare nel corso dei suoi anni lavorativi frequentava corsi di aggiornamento gli stessi quali no noi si faceva solo la programmazione nella nostra direzione una volta al mese con le altre insegnante che avevano le stesse classi mie e si programmava per tutto il mese praticamente ecco dopo gli occorsi lo frequentati prima per prendere quel mezzo puntino che poteva servire nelle graduatorie quando eravamo nelle graduatorie prima ancora ad entrare in ruolo ma dopo no ce li facevano questi corsi almeno nel periodo consegnato io eco ripensando al periodo che va dai suoi inizi fino alla pensione nella scuola che tipo di evoluzione didattica ha riscontrato ma più o meno net e cambiavano i programmi via via però non è che ci fosse stato tanta tanta evoluzione praticamente ora forse più con queste ultime innovazioni che non arrivano neanche fanno scicli molto più lunghi anche periodi di storia io ho sentito i nipoti che magari arrivavano alla quinta non avevano neanche fatto il risorgimento qualcuno ecco invece noi si arrivava addirittura anche alla prima guerra mondiale insomma è così riusciva un'infarinatura ecco o alla seconda anche riscontri lei una evoluzioni e il modo di insegnare ma io qualcosa sia sicuramente sì dai qualcosa avrò cambiato anche io non sono stata sempre statica dall'inizio fino in fondo e cioè se aggiornava da noi praticamente si compravano le riviste si compravano libri nuovi insomma anche per per aggiornare via via però insomma a corsi di aggiornamento non ci siamo mai non ci sono mai andata per lo meno ma neanche le mie colleghe dopo l'epoca in tutto il percorso formativo di una persona il ruolo dei genitori e di primaria importanza lui e soprattutto nella scuola primaria che tipo di rapporti aveva alcuni genitori dei suoi allievi se ne ricorda qualcuno in particolare se io ho avuto un demone rapporti con questi genitori specialmente gli ultimi anni ma anche prima che prima io ricordo che tuttora se vado in questi paesini che li ritrovo sono talmente carini anche nei miei confronti sono sempre i primi a salutare ma abbraccia non mi bacia non mi chiedono ho sempre avuto dei buoni rapporti non ho mai trovato una volta soltanto con una famiglia che aveva un ragazzino che non era molto portato aveva qualche problema sto bambino con la nascita del fratello era ritornato indietro fino alla fase addirittura della prima dei primi anni questi genitori non lo volevano ammettere assolutamente regredito così la gelosia non lo so ma è con me dicevano è ma forse lei che non gli sta dietro forse qui dico ma io che ci perde un sacco di tempo a scapito anche degli altri di come a questo bambino è poi che poi lo portarono da una psicologa e questa psicologa mi mandò un fascicolo talmente lungo lì per lì mi fece una gran soddisfazione perché sembrava proprio che fossi io che questo bambino non lo sapevo portare avanti ecco ma in effetti c'erano dei grossi problemi insomma non ho più rivisto dopo nessuno perché dopo sono andata in pensione l'ho lasciata in seconda e non sono più avuto occasione ecco di sapere ma ormai è un uomo che tipo di rapporto invece ha avuto con i colleghi c'era collaborazione eravamo cinque insegnanti negli ultimi anni poi negli anni che ho fatto precedentemente da altre parti due insegnanti perché c'erano la pluriclasse una faceva prima seconda e terza io sempre quarta e quinta ma siamo andati sempre sempre molto d'accordo si quello sì che tipo di rapporto invece con i presidi con i direttori anche quello anche quello io ho avuto un direttore ultimamente su direttore la direzione di sugano che è stato sempre tanto tanto gentile e tanto carino e se avevo bisogno di permessi me li dava tranquillamente è sempre stato una gran brava persona tuttora lo ritrovo quando facciamo il pranzo degli insegnanti in pensione se anche noi sempre si ricordano questi tempi belli veramente io data bene forse ho anche un carattere io molto aperto anche che che riesco somma a incatenare con gli altri non lo so è che da socializzare quando si arriva alla pensione oltre ai pensieri sul futuro si hanno anche quelli sul presente che ricordi ha del distacco dall insegnamento dei suoi ragazzi guarda quella è stato capitolo un po doloroso per te lasciare la scuola lasciare bambini dispiace oltretutto erano in seconda ma avendo avuto problemi in famiglia o dovuta adattare e quindi per fortuna mi sono nati presto i nipoti e ho ricominciato con loro ora allevato loro e quindi l'ho sentito meno ecco questo distacco da dai bambini del dalla scuola in sé ho portato avanti poi dopo questi nipoti e stato bello comunque anche in quel modo e ora l'ultima domanda ogni insegnante porta con sé almeno un ricordo bello degli anni di scuola ce ne può raccontare uno significativo e non e tanti tanti tanti canza premi anche quale quale quale dire che ogni tanto guardo le fotografie cielo anche qui le foto questi ragazzi ogni foto c'è un ricordo particolare ultimamente sono stata ultimamente per dire 78 anni fa in un palazzo del pero non ha pizzeria ci ho ritrovato una bambina che gli avevo fatto una supplenza ha riconosciuto ma fatto un sacco piacere però non ritrovo la foto di quella li niente crisi tutti i bambini che hanno fatto il carnevale ci aveva una bambina piccolissima che cresceva poco e mi stava sempre in braccio questa bambina e gli altri erano gelosi perché quella lì ma era piccolina era più collina magrolina singer lina insomma e non lo so io ho voluto bene a tutti indistintamente sono stata bene francamente con tutti

Scarica trascrizione

 

Il video (25:05 minuti, https://www.youtube.com/watch?v=IRltDNMIWOQ) ha per oggetto la storia professionale della Maestra Fazzi.  Nata ad Arezzo il 3 giugno del 1941, entrata di ruolo nella scuola elementare nel 1973 dopo un periodo di supplenze in paesini rurali e di montagna dislocati nella provincia.  Significativa la testimonianza sulle motivazioni che l’hanno spinta alla professione di insegnamento:

"Sai quando si studiava per una donna fare la maestra era forse il lavoro più giusto che si poteva fare. Mi ha stradato innanzitutto un fratello più grande di me di sedici anni che stabiliva quello che dovevo fare in pratica: “dopo la Quinta elementare deve fare l'esame d'ammissione e dopo l'esame di ammissione farà le medie” e poi dopo mi ha infilato nelle magistrali perché era il percorso più corto, quattro anni e mi sono trovata bene. Anche se non avevo mai forse pensato di dover andare ad insegnare però dopo mi è piaciuto".

Parole emblematiche di quanto l’insegnamento fosse considerato una professione particolarmente indicata per le donne in quanto lavoro di cura e “proiezione pubblica della madre” (Pescarolo, 2020), compatibile con il lavoro domestico e con una retribuzione ritenuta adeguata per una donna.  

Altrettanto significativa l’esperienza che la docente ha maturato con supplenze in paesini rurali e montani:

"Momenti tremendi perché si partiva la mattina per posti sconosciuti addirittura all'ultimo momento. Ci chiamavano, mi accompagnava il marito quando ero sposata e per due- tre giorni magari trovavo 34 bambini in posticini proprio alla fine del mondo (…). Sono stata due anni a quota sotto il Pratomagno e lì abitavo perché avevo la bambina più piccola e mi avevano dato una stanza al Comune di Poppi dove poter abitare con l'uso di cucina e ci siamo trasferiti: il dono più grande, il marito scendeva ad Arezzo tutte le mattine perché Marco era già in Prima Media e io abitavo lassù, ritornavano il pomeriggio e si abitava tutti sù”.

Un ricordo che dimostra quanto la mobilità abbia accompagnato il ruolo di insegnante precario tanto da essere un tratto distintivo della professione e un iter quasi obbligato per gli aspiranti docenti in attesa del ruolo proprio come sottolineato e ben documentato dal volume In cattedra con la valigia: Gli insegnanti tra stabilizzazione e mobilità (Colucci & Gallo, 2017).

Altro tema importante affrontato nell’intervista è quello delle pluriclassi.  In Italia la scuola si è fatta carico, nel corso del tempo, dell'alfabetizzazione culturale anche delle comunità isolate, quali quelle montane o rurali, eccentriche alle grandi vie di comunicazione. Ciò ha originato esperienze didattiche specifiche - le pluriclassi - che in molti casi si sono dimostrate essenziali per la conservazione e l'evoluzione dell'identità culturale del territorio, con interessanti ricadute sociali e produttive (Cerri, 2010; Pruneri, 2016):

"Il primo anno avevo soltanto quattro bambini uno faceva la prima elementare e la mia figliola che aveva 5 anni e mezzo la mattina si metteva seduta nel banchino accanto a questo di prima, ha imparato a leggere a scrivere con lui. Poi avevo un bambino di seconda, una bambina di quarta è una bambina di quinta. Mi sono dovuta destreggiare, da quello piccolino che doveva imparare a leggere e a scrivere a quello di seconda che doveva fare il pensierino con me insomma bisognava destreggiarsi un po’ ".

L’insegnante oltre alle pluriclassi si è dovuta confrontare con la disabilità di alcuni adulti facendo riflettere sull’importanza dell’insegnante di sostegno, una figura introdotta dalla legge italiana nel 1977,  di supporto per tutti gli alunni con comprovata disabilità che frequentano la scuola dell’obbligo (Legge 4 agosto 1977, n. 517, articolo 7, in materia di Norme sulla valutazione degli alunni e sull'abolizione degli esami di riparazione nonche' altre norme di modifica dell'ordinamento scolastico.).

Concludendo si tratta di un’intervista particolarmente significativa dal momento che introduce temi di rilevanza storica come il ruolo della donna, la mobilità e la precarietà del lavoro di insegnante, le pluriclassi e l’importanza dell’istituzione dell’insegnante di sostegno.

 

 

 

 

Fonti

Fonti bibliografiche:

G. Bandini, S. Oliviero, Public History of Education: riflessioni, testimonianze, esperienze, Firenze, Firenze University Press, 2019.

P. Causarano, Riforme senza storia. Insegnanti di storia e reclutamento professionale nella scuola italiana all’inizio del millennio, «Italia contemporanea», vol. 286, 2018, pp. 239-256.

A.Pescarolo, Il lavoro delle donne nell’Italia contemporanea, Roma, Viella Libreria Editrice, 2020.

R. Cerri, Quando il territorio fa scuola. Milano, FrancoAngeli, 2010

M. Colucci, Gallo S., In cattedra con la valigia: Gli insegnanti tra stabilizzazione e mobilità. Roma, Donzelli Editore, 2017.

M. Galfrè, Tutti a scuola! L'istruzione nell'Italia del Novecento, Roma, Carocci, 2017.

D. Ianes,L'evoluzione dell'insegnante di sostegno. Verso una didattica inclusiva, Trento,  Edizioni Centro Studi Erickson, 2015

A.Pescarolo, Il lavoro delle donne nell’Italia contemporanea, Roma, Viella, 2019

F. Pruneri, Pluriclassi, scuole rurali, scuole a ciclo unico dall’Unità d’Italia al 1948. Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, (34, 2), 2018).

Riferimenti normativi

Legge 4 agosto 1977, n. 517, articolo 7, in materia di Norme sulla valutazione degli alunni e sull'abolizione degli esami di riparazione nonche' altre norme di modifica dell'ordinamento scolastico

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