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Broni

Editore:
Roma TrE-Press - In collaborazione con il Museo della Scuola e dell’Educazione “Mauro Laeng” (MuSEd)
Luogo di pubblicazione:
Piazza della Repubblica, n. 10, 00185, Roma (Italia)
Autore della scheda:
DOI:
10.53220/1069
Scheda compilata da:
giulia.cappelletti
Pubblicato il:
21/12/2021
Autore:
Tipologia dell'opera:
Data opera:
1987
Tecnica artistica:
stampa cromogenica a colori
Luogo di conservazione:

Indicizzazione e descrizione semantica

Identificatori cronologici:
1970s 1980s

«Il primo incontro con le architetture di Aldo Rossi risale a quando Vittorio Savi mi propose di fotografare il cimitero di Modena. […] Sembrò che mi si rivelasse il segreto per un approccio all’architettura e alla sua rappresentazione fotografica. […] Tutte le volte, questi fabbricati, scenografia, cimitero, casa o scuola che sia, mi stupiscono […] per la loro aria immediatamente familiare e insieme misteriosa, una straordinaria fusione tra ritrovamento e mai visto, tra conosciuto e ignoto»(L. Ghirri, Per Aldo Rossi, in Id., Niente di antico sotto il sole. Scritti e interviste 1973-1991 (1997), Quodlibet, Macerata 2021, p.197). Dietro l’apparente semplicità di quest’immagine, l’interno di un’aula della scuola media Contaldo Ferrini di Broni progettata da Aldo Rossi (1979-1981), Ghirri riesce a cogliere, pur nella fissità dello scatto, quell’attenzione alle forme, alla luce e al rapporto tra l’edificio e il suo contesto che accomuna il lavoro del fotografo ai progetti dell'architetto. L’aula è vuota, non ci sono docenti o studenti, eppure a caratterizzare lo spazio ci sono i banchi, il registro sulla cattedra e una cartina geografica dell’Italia con le pieghe e l’usura del tempo. La luce è mantenuta volutamente tenue come tenui sono i colori dell’aula e dell’edificio di Rossi, che per Ghirri «sembrano voler dialogare con quelli un po’ spenti dei luoghi dove sorgono»(L. Ghirri, Per Aldo Rossi, cit., p.200). Come in una foto analoga, Scuola di San Maurizio (Reggio Emilia, 1985), Ghirri coglie l’ambiente senza ricostruirlo e senza cambiare l’arredamento della stanza, mostrandolo nella sua integrità come uno spazio non decorativo ma come «uno spazio che viene vissuto dalle persone» attraverso foto per sua stessa ammissione «meno curate» rispetto a quelle di paesaggio(L. Ghirri, Lezioni di fotografia, a cura di G. Bizzarri-P. Barbaro, Quodlibet, Macerata 2010, pp.40-41).

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