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Lapide a Rosa Govone a Mondovì (1876)

Editore:
EUM – Edizioni Università di Macerata
Luogo di pubblicazione:
Corso della Repubblica, n. 51, 62100, Macerata (Italia)
Codice ISSN:
2785-3098
Autore della scheda:
DOI:
10.53218/282
Scheda compilata da:
Valentino Minuto
Pubblicato il:
15/10/2021
Data di inaugurazione:
28 febbraio 1876
Occasione commemorativa e/o celebrativa:
Centenario della morte della Govone
Materiale:
Marmo

Ubicazione

Indirizzo:
Via Giovanni Battista Beccaria 16
12084 Mondovì CN
Dettagli sull'ubicazione spaziale:
La lapide è murata sulla facciata della casa che la Govone adibì a ricovero per le ragazze bisognose
Testo dell'iscrizione:
IN QUESTA CASA
ROSA GOVONE
MONDOVITA
NEL 1754
EBBE FIORENTE DI 68 ALUNNE
L’ISTITUTO
DA LEI FONDATO E TOSTO DIFFUSO
IN MOLTE ALTRE PROVINCIE
COL NOME DI ROSINE

NEL I° CENTENARIO DELLA SUA MORTE
28 FEBBRAIO 1876

La lapide a Rosa Govone segna la casa, nel rione Breo, in cui questa terziaria domenicana «mondovita» accoglieva le ragazze povere, indicate nell’epigrafe come «alunne» perché quella comunità, più che un ospizio di carità, era una scuola-opificio: istruite al lavoro, le ospiti si procuravano da sole – e in maniera onesta – di che vivere; l’epigrafe ricorda anche che le ragazze che decidevano di unirsi a quell’Istituto – «diffuso in molte altre provincie» sabaude – erano chiamate «rosine» dal nome della Govone. La lapide fu inaugurata in occasione dei festeggiamenti per il centenario della morte della Govone. La ricorrenza – che cadeva il 28 febbraio 1876 – fu celebrata, oltre che nella natia Mondovì, a Torino e nelle altre città dove erano presenti le rosine. A Mondovì – dove il Ritiro delle Rosine era stato soppresso – il discorso commemorativo fu pronunciato dal prof. Giacinto Edoardo Trona; l’oratore, rivolgendosi all’uditorio monregalese, sostenne che a guidare l’apostolato sociale della Govone fosse stata la fede nella forza trasformatrice dell’istruzione congiunta al lavoro: «La vostra Rosa Maria […], certa che l’ignoranza e l’errore […] sono mali peggiori della miseria, anzi sono barbarie, viltà, servaggio ed obbrobrio: certa che la istruzione è il vero patrimonio indefettibile, ed è madre di civiltà, di fortezza, di libertà, di gloria: certa che l’istruzione congiunta al lavoro rende e famiglie, e città, e regni, e imperi forti, felici, gloriosi; essa con ogni cura, e diligente studio, con tutto l’animo, tutto il cuore coltiva le potenze della mente, che avvicinano l’uomo a Dio» (Trona, Rosa Govone, 1876, p. 9).

Commemorato

Rosa Govone

Francesca Maria Govone nacque a Mondovì, nel Cuneese, il 26 novembre 1716. All’età di diciotto anni, aggregatasi al Terzo Ordine Domenicano, cambiò il nome di Francesca Maria in Rosa. Nel 1742, persi i genitori, accolse nella sua stessa casa una coetanea indigente e priva di conforti familiari, Marianna Viglietti: intraprendeva così la missione – a cui si consacrò fino alla morte – di risollevare le sorti di ragazze povere e sole. Gli anni monregalesi in cui riunì attorno a sé fino a circa settanta giovani furono preparatori degli sviluppi che si sarebbero realizzati nella capitale sabauda. Nel 1755, affidata la direzione del ritiro monregalese alla Viglietti, suor Rosa si trasferì a Torino per estendervi il suo apostolato sociale. Nel 1756 stabilì la sua opera benefica nel complesso del soppresso Ospedale di S. Giovanni di Dio, donatole da re Carlo Emanuele III: così sorgeva l’Istituto che sarebbe poi stato detto – dal nome della fondatrice – delle Rosine. Filiali della casa-madre torinese furono istituite in altre città sabaude: nel 1757 a Fossano e a Savigliano; nel 1760 a Saluzzo; nel 1766 a Novara; nel 1770 a S. Damiano d’Asti; nel 1771 a Chieri; nel 1772 a Iglesias. L’organizzazione che la Govone aveva dato alla sua famiglia d’elezione era pioneristica; l’Istituto era allo stesso tempo una scuola, un opificio e un emporio: una volta addestrate, le ospiti si dedicavano a occupazioni come la lavorazione della lana o della seta, la tessitura, il cucito, il ricamo o la manifattura di merletti; i prodotti erano poi messi in vendita. I proventi di questo commercio rendevano l’Istituto indipendente dalla beneficienza. Partecipe di questa impresa collettiva, ciascuna ragazza serbava per sé una parte del capitale acquisito. Al di là dell’impegno a sostegno della gioventù femminile, l’Istituto fu aperto ad altre categorie sociali: donne non più giovani in difficoltà;  trovatelli di ambo i sessi; poveri di ambo i sessi convertiti al cattolicesimo. Suor Rosa si spense a Torino il 28 febbraio 1776.

Fonti bibliografiche:
  • C. Danna, L'Istituto creato da Rosa Govone. Discorso del commendatore Casimiro Danna pronunziato nel centenario festeggiato dal ritiro delle Rosine in Torino il 28 febbraio 1876, Torino, Collegio degli Artigianelli, 1876
  • G.E. Trona, Rosa Govone. Parole del prof. Trona Giacinto Edoardo dette il 28 febbraio 1876 in Mondovì e pubblicate il 29 giugno, giorno trentesimo della sua morte, Mondovì, Tip. Issoglio, 1876
  • P. Matta, Il centenario di Rosa Govone festeggiato dalle Scuole delle Rosine il 26 e 27 luglio 1876 in Torino, Torino, Collegio degli Artigianelli, 1876
  • A. Nora, Gli Istituti femminili di beneficienza, in Id., Caritas Christi urget nos. Il carisma e la spiritualità cottolenghina: aspetti ecclesiologici, Cantalupa (TO), Effatà, 2008 (in particolare le pp. 146-148)

Fonti

Fonti bibliografiche:
  • G.E. Trona, Rosa Govone. Parole del prof. Trona Giacinto Edoardo dette il 28 febbraio 1876 in Mondovì e pubblicate il 29 giugno, giorno trentesimo della sua morte, Mondovì, Tip. Issoglio, 1876
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